About

IT

OOOPStudio muove i primi passi a Reggio Emilia nel 2010 e viene definitivamente alla luce nel 2011 come progetto artistico basato fondamentalmente sull’utilizzo della tecnologia video. La ricerca di OOOPStudio si muove su due fronti: ricerca artistica per trovare nuove forme estetiche e ricerca tecnica aperta a strumenti diversi per sfruttare tutte le potenzialità del digitale. Obiettivo di OOOPStudio non è quello di registrare la realtà, di documentare il mondo: vuole piuttosto indagare tutte le potenzialità espressive della tecnologia per creare atmosfere sensoriali coinvolgenti. OOOPStudio non trasferisce nei suoi video strategie artistiche e schemi di comportamento tradizionali. La sua sfida è inventarne di nuovi. Spesso mescola linguaggi artistici tradizionali come la pittura, la fotografia, la scultura e l’architettura. Le sue opere utilizzano in modo originale il linguaggio proprio del cinema, della ripresa, della proiezione, del sonoro e della sua sincronizzazione con il video. Ma OOOPStudio non si riduce a utilizzare le tecnologie digitali come crudi medium. Tecniche di produzione complesse sono utilizzate per raggiungere canoni estetici, per agevolare l’occhio umano nell’interpretare gli stimoli a cui viene sottoposto. I suoi video, con il falso realismo che li contraddistingue, producono così un effetto di straniamento che può essere positivo – o negativo a seconda dei casi – ma che spesso porta con sé la possibilità di un punto di vista nuovo sul mondo. Una costante nei lavori di OOOPStudio è l’attenzione per la dimensione installativa, per la site specificity e per il rapporto con il contesto nel quale vengono esposti. La loro capacità di intervenire sull’evidente e sulla percezione si traduce nella messa in discussione della posizione dello spettatore, sempre messo al centro emotivamente ed esperienzialmente. Non sono solo installazioni interattive che implicano una dimensione partecipativa, ma anche input emozionali che sollevano al contempo questioni serie sui temi più diversi. OOOPStudio ha collaborato con diverse realtà artistiche, realizzando molti progetti per il teatro, per la musica, per mostre effimere, festival e performance e ha continuamente lavorato sulla creazione di un’espressione grafica nella sua produzione video. É riuscito così a creare un mondo derealizzato consegnato all’apparenza, ma un’apparenza non più come luogo che si oppone alla realtà, ma che diventa la realtà. Le immagini hanno raggiunto un’autonomia ed esistono: quella è la realtà con cui fare i conti. L’occhio si toglie allora da quelle rappresentazioni solite, da quella bulimica voglia di vedere che contraddistingue la società di massa.

ENG

OOOPStudio takes his first steps in Reggio Emilia (Italy) in 2010 and arises definitely in 2011 as an artistic project based essentially on the use of video technology. OOOPStudio’s research moves in on two frontlines: an artistic research -to find new aesthetic forms- and a technical research open to different tools to exploit the full potential of digital media. OOOPStudio’s aim is not the recording of reality, is not documenting the world: it wants rather to investigate all the expressive wherewithal of technology to create involving atmospheres. OOOPStudio does not use established artistic strategies. His challenge is to invent new ones. It often mixes traditional artistic languages ​​such as painting, photography, sculpture and architecture. Its works use the proper language of cinema, of shooting and projection, of sound and its synchronization with video in an original way. OOOPStudio is not limited by the use of digital technologies as a mere medium. Accurate production’s techniques are used to achieve a certain aesthetics, to facilitate the human eye interpreting the stirrings to which it is subjected. Its videos, characterized by a false realism, produce an effect of alienation – positive or negative depending on the case -, which often opens up the possibility of a world’s new perspective. A permanent feature in  OOOPStudio’s work is the focus on installation and setup, on the site specificity and on the relationship with the context in which it is exhibited. Their ability to intervene in evident and in perception is reflected in the questioning of the viewer’s position, put always at the core, emotionally and experientially. They are not only interactive installations, that involve a participant aspect, but also emotional inputs, raising serious issues about many different topics. OOOPStudio has collaborated with different artistic realities, working on many projects for theater, music, for exhibitions, festivals and performances. It has continuously worked on creating a graphic expression in its video. It has managed to create a world de-realized, delivered to appearance, but appearance is not recognized as a place opposed to reality, but that is reality. The images have achieved autonomy and they exist: they are reality. The eye is then removed from the usual representations, from the mass society’s bulimic desire to see.

News

ALICE – Gauthier Dance – European Tour 2014

18 luglio 2014

OOOPStudio Video Scenographies - Gauthier DancePRODUCTION Theaterhaus (Stuttgart)  - European Tour 2014

  • Stuttgart (D)
  • Bolzano (I)
  • Karlsruhe (D)
  • Aschaffenburg (D)
  • Lörrach (D)
  • Gütersloh (D) 
  • Vicenza (I) 
Stanza-Sommersa

Butterfly Collection & Bad Tv Trash @ Moon – Museum Ordinary Open Night

29 marzo 2014

Live Performance – “Dream” John Cage – Electric Guitar: Giacomo Baldelli - Video: “Butterfly Collection” OOOPStudio

Live Performance – “Trash Tv Trance” Fausto Romitelli – Electric Guitar: Giacomo Baldelli - Video: “Bad Tv Trash” OOOPStudio

butterfly cage pulsante news

DonQ – Aterballetto – European_Tour 2014

14 febbraio 2014

OOOPStudio Video Scenographies - Aterballetto Dance Company - European_Tour 2014

  • Carpi (I)
  • Ludwigsburg (D)
  • Schweinfurt (D)
  • Loerrach (D)
  • Aschaffenburg (D)
  • Fuerth (D)
  • Cesena (I)
  • Pisa (I)
  • Milano (I)
  • Roma (I)
ludwigsburg-pulsante-news

Don_Q – Aterballetto – Teatro Comunale Bolzano

29 gennaio 2014

OOOPStudio Video Scenographies - Aterballetto Dance Company - Teatro Comunale Bolzano

DonQ_pulsante_News

Bad_Tv_Trash @Libreria Marcovaldo – Paris

21 giugno 2013

Live Performance – “Trash Tv Trance” Fausto Romitelli – Electric Guitar: Giacomo Baldelli – Video: “Bad Tv Trash” OOOPStudio

Pulsante-News

Canto_per_Orfeo European_Tour 2012_2013

11 giugno 2013

Video Scenographies – Mauro Bigonzetti_Aterballetto Dance Company - European_Tour 2012_2013: 

  • Reggio Emilia, Teatro Valli
  • Rovigo, Teatro Sociale
  • Modena, Teatro Comunale
  • Milano, Piccolo Teatro Streheler
  • Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro
  • Augst (CH), Teatro Augusta Raureca
  • Koln (Colonia, D), Oper am Dom
  • Baden (CH), Kurtheater
  • Friedrichsafen (D), Graf Zeppelin Haus
  • Chiasso (CH), Cinema Teatro
  • Innsbruck (A), Dogana Hall
  • Winterthur (CH), Theater Winterthur
Pulsante-HOME

Bad_Tv_Trash @ART-REFLEX Basel (CH)

6 giugno 2013

Video Exposition – Bad TV Trash – Exhibition Project SCHAUFENSTER during ART Basel – 06.16/06/2013 BASEL (CH)

Pulsante-News-2

Bad_Tv_Trash @Spectrum – New York

24 marzo 2013

Live Performance – “Trash Tv Trance” Fausto Romitelli – Electric Guitar: Giacomo Baldelli – Video: “Bad Tv Trash” OOOPStudio

Pulsante-News-3

Appartenenze – “In C” Terry Riley_Icarus Ensemble @Spazio Icarus Reggio Emilia

15 febbraio 2013

Video, Lights and Set Installation of Appartenenze by OOOPStudio - Photographic Exposition by Raffaello De Vito - Live Music Performance: Icarus Ensemble

Appartenenze-Pulsante-news-4

Il_Cielo_Stellato_Sopra_di_Me…

8 dicembre 2012

Mapping Chiostri S.Pietro – Reggio Emilia – 08 12 2012 – 06 01 2013

Cielo_Stellato_pulsante_home

Canto_per_Orfeo

13 ottobre 2012

OOOPStudio Video Scenographies – Mauro Bigonzetti_Aterballetto Dance Company – TEATRO R.VALLI, Reggio Emilia (IT) – 13-14. October 2012

Pulsante-HOME

Bad_Tv_Trash

5 ottobre 2012

Live Performance – “Trash Tv Trance” Fausto Romitelli – Electric Guitar: Giacomo Baldelli – Video: “Bad Tv Trash” OOOPStudio – Spazio Icarus Reggio Emilia (IT)

Pulsante-pagina-Home

Appartenenze

11 maggio 2012

 Video Exposition during Photographic Exposition of Raffaello De Vito – Reggio Emilia (IT) - Fotografia Europea 2012

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ALICE

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IT

L’Alice messa in scena dalla Gauthier Dance di Stoccarda gioca col sottile filo che lega realtà e immaginazione, finzione e verità. Nel creare le video scenografie per lo spettacolo debuttato lo scorso 25 giugno al Teatherhaus, abbiamo interpretato le suggestioni delle coreografie realizzate da Mauro Bigonzetti completandone e arricchendo l’atmosfera, sviscerando il potere del gesto, seguendone il filo immaginativo.

Questo è il motivo per cui gli ambienti si susseguono entrando e uscendo da cornici dorate, come diverse stanze rappresentate nei quadri appesi alla parete del narratore, un intrigante Lewis Carroll impersonato da Eric Gauthier, dove i luoghi improvvisamente si animano, trascinandoci nelle varie scene dell’opera interpretate dalla coreografia.

Con il nostro lavoro abbiamo voluto costruire uno spazio che potesse estendere il palcoscenico ma anche rappresentare atmosfere ad emozioni. Quello di Alice è infatti un mondo complesso, un mondo che non conosciamo e in cui dobbiamo imparare a provare le stesse emozioni delle due diverse Alice.

Abbiamo prestato particolare attenzione a tutti i dettagli delle scenografie, studiando e traendo ispirazione dall’architettura gotica rappresentata dal Piranesi,  dai luoghi senza dimensione di Escher e all’arte barocca dei grandi saloni Europei del ‘700, unendo la nostra sensibilità artistica alle nostre conoscenze tecniche. Tutti i video infatti sono stati realizzati tramite ricostruzioni 3D degli ambienti e l’animazione degli eventi che in essi accadono.

Ecco allora che all’inizio dello spettacolo troviamo la Stanza della Libreria, ricordo di un luogo che Alice ha già conosciuto ma che è semplicemente disegnato come lo è nella stilizzazione dei suoi ricordi. Libri che volano come pensieri e librerie che si sgretolano segnano il completo distacco dal mondo reale per entrare finalmente in Wonderland. È un mondo dove la razionalità non viene mai messa da parte del tutto, provocando lentamente il suo declino e la sua distruzione. Niente di quello che vediamo è davvero reale. È solo quando l’acqua sommerge la grande Stanza delle Presentazioni che vediamo l’assurdo prendere piede a discapito del realistico. 

Le stanze diventano simboli, metafore, a sottolineare lo stretto legame con la coreografia e con i suoi messaggi. La volta di una Cattedrale sembra una ragnatela sulla quale la Regina tesse i propri giudizi; una scalinata in prospettiva distorta fa apparire ogni situazione difficile se osservata dal punto di vista sbagliato e ancora la Corte Dorata della Regina, di primo acchito splendida ma che inizia presto a creparsi e a rivelare tutti i difetti nascosti. 

Vari indizi durante lo spettacolo ci aiutano a comprendere come il confine tra vero e falso, tra sogno e disillusione, sia labile e confuso. Segnali di follia appaiono nascosti nella scenografia come piccoli animaletti che popolano la fantasia di Carrol. Prospettive distorte e colori contraffatti portano a una percezione  che diventa quasi inganno. 

Solo nel secondo tempo però si rivela la finzione. Il sipario cade sul mondo di Wonderland e le stanze si fanno ancora più ambigue e spaventevoli: entriamo in un mondo nel mondo, il Labirinto come metafora della nostra mente. 

Ma quello tra vero e falso, tra realtà e immaginazione è un dialogo, uno scambio.

Tutto è intrecciato.  Sono legati coreograficamente da una treccia i capelli dei Gemelli e le radici dei due alberi che abbiamo realizzato come scenografia per questa scena. Non si staccano mai del tutto, neppure quando la Regina divide la treccia di capelli delle due ballerine/gemelle. 

Nemmeno le due Alice si separeranno mai del tutto: un racconto di formazione quello di “Alice in Wonderland” che si conclude con la sua stessa uscita dal mondo dell’immaginazione per andare verso l’età adulta con il proprio creatore ma che non potrà mai dimenticare il proprio alterego rimasto nel Paese delle Meraviglie. 

La scena finale ripropone perciò la Stanza della Libreria iniziale: il ritorno alla realtà è però confuso dalla presenza della Cornice e dalla mancanza della libreria centrale. Il mondo di Wonderland ha infatti lasciato segni nel mondo reale. 

ENG

Staged by Stuttgart-based Gauthier Dance, Alice plays with that thin thread that binds reality and imagination, fiction and truth. Creating the video scenes for the show debuted last June 25 at Teatherhaus, we have interpreted the suggestions of the choreography created by Mauro Bigonzetti, integrating and enriching its atmosphere, talking out the power of gestures, following the central idea.

This is the reason why the settings follow one another in and out of gilded frames, as different rooms represented in the paintings hanged on the wall of the narrator, an intriguing Lewis Carroll played by Eric Gauthier. These places suddenly come alive, drawing us into the different scenes of the show,  leaded by the choreography.

With our art work we want to build a space that could extend the stage as well as represent feelings and emotions. Alice’s world is prolix, a world that we can not know and we must therefore learn to feel the same emotions of the two different Alice.

We have cared about all the details of the sets, studying and being inspired by Gothic architecture represented by Piranesi, by Escher’s places without dimension and by European Baroque art that we have found in many large halls of the 700th century. We have combined our artistic sensitivity to our technical knowledge: all the videos were realised by 3D reconstructions of the environments and of the animation of the events in which they occur.

Here then we find the Room of the Library at the beginning of the show, recollection of a place that Alice has already known but that is simply pencilled as it is in the stylization of her memories. Books flying as thoughts and libraries crumbling mark the complete detachment from the real world to finally enter in Wonderland. It is a world where rationality is never set aside entirely, slowly causing its decline and its destruction. None of what we see is really real. It is only when the water floods the Presentations’ Room that absurd takes hold at the expense of realistic.

Rooms become symbols, metaphors, and they emphasize the close link between choreography and its messages. The vault of a cathedral looks like a spider’s web in which the Queen weaves her own judgments; a stairway in distorted perspective makes it look difficult every situation when seen from the wrong point of view and yet the Queen’s gold realm, magnificent at first glance but that soon begins to crack and to reveal all its hidden flaws.

Several clues throughout the show help us to understand how the boundary between true and false, between dreams and disenchantment, is  weak and confused. Signs of madness appear hidden in the sceneries as small animals that inhabit Carroll’s imagination. Distorted perspectives and counterfeit colours lead to a perception that becomes almost deceit.

Only in the second half of the show all turns out to be fiction. The curtain falls on the world of Wonderland and the rooms are even more ambiguous and frightening: we enter a world in the world, the Labyrinth as a metaphor of our mind.

But the one between true and false, between reality and imagination is a dialogue, an exchange.

Everything is intertwined. Twins are linked by a braid and so are the roots of the two trees that we have created as a backdrop for this scene. They do not ever tear off at all, even when the Queen divides the braided hair of the two dancers/twins.

Not even the two different Alice will separate entirely: a formation fiction the one of “Alice in Wonderland” which ends with her own exit from the land of imagination for going into adulthood with her creator. Despite the age, she will never forget her own Wonderland’s alter ego.

The final scene proposes again the initial Room of the Library: the return to reality is confused by the presence of the frame and the lack of central library, though. The  world of Wonderland has left its mark in the real world indeed.

PRODUCTIONTheaterhaus (Stuttgart)

Coreography Mauro Bigonzetti
Original Live Music Assurd, Antongiulio Galeandro, Enza Pagliara
Scenography, Lights Carlo Cerri
Video OOOPStudio, Carlo Cerri
Costumes: Helena de Medeiros
Dancers: Sandra Bourdais, Anneleen Dedroog, Caroline Fabre, Miriam Gronwald, Anna Süheyla Harms, Lisa Kasman, Garazi Perez Oloriz, Maria Prat Balasch, Eric Gauthier, Maurus Gauthier, Rosario Guerra, Sebastian Kloborg, Florian Lochner, Alessio Marchini, Juliano Nunes Pereira, David Stiven Valencia Martinez

DON_Q

don_q-info Project_Info

Quello del Don Quixote è un mito che ha saputo attraversare i secoli rimanendo nell’immaginario collettivo come l’emblema della lotta titanica e utopica dell’uomo alla ricerca della sua identità in un mondo che cambia in fretta e che velocemente abbatte gli ideali del passato.

In questo progetto Aterballetto ci propone una singolare rivisitazione dell’eroe cervantiano dove il nostro Don Quixote, armato solo del proprio immaginario, s’immerge in un mondo onirico affollato di personaggi improbabili in un contesto di spaesamento dove, però, riesce strenuamente a difendere contro tutti il valore dell’immaginazione e dell’amicizia, unici baluardi di un’epoca alla deriva.

In un’atmosfera dal sapore spagnolo, tra passato e presente, si inserisce la ricerca artistica di OOOPStudio, che allestisce, in collaborazione con il light_designer_scenografo Carlo Cerri e in perfetta sinergia con la coreografia di Eugenio Scigliano, un’efficace video_scenografia dinamica proiettata su vele di tessuto e realizzata in parte con riprese video e in parte in grafica 3D.

OOOPStudio diviene parte integrante della dinamica sul palco interpretando, attraverso un’attenta ricerca estetica, la rievocazione dei luoghi e dell’atmosfere.

La scenografia, grazie ad un meditato accordo con le azioni sceniche, veste la rappresentazione di cromatismi simbolici e di ambientazioni suggestive dove la proiezione fisica varca i suoi confini materici divenendo proiezione mentale della gestualità del ballo e dando luogo ad un complesso processo di vivificazione del contesto teatrale.

Il progetto di OOOPStudio aggiunge significati alla rappresentazione grazie alla capacità di evocare sentimenti ma anche luoghi e simboli concreti. I ballerini si muovono tra libri antichi che bruciano, boschi affannosamente percorsi, mulini a vento e gru.

Il viaggio, la storia e l’attualità si mescolano. Don Quixote riluce e si intringe di messaggi. L’eroe o meglio l’antieroe di ieri diviene quello di oggi. In controluce vediamo la proiezione dell’artista, di tutti gli artisti, le loro ombre proiettate sulla scena, le ombre di coloro che, armati della propria sensibilità e determinazione, portano nel mondo la missione di destare ancora meraviglia.

Coreografia di Eugenio Scigliano
Musiche: musica classica spagnola, Kimmo Pohjonen
Scene e Luci: Carlo Cerri
Video: OOOPStudio e Carlo Cerri
Costumi: Kristopher Millar and Lois Swandale

VIDEO:

Photography: Alessandro Grisendi/Marco Noviello

3D Animation: Marco Noviello

Edit & Color Correction: Alessandro Grisendi

Live Playback System: Alessandro Grisendi

IL_CIELO_STELLATO_SOPRA_DI_ME…

il_cielo_stellato_sopra_di_me-info Project_Info

In occasione delle festività Natalizie 2012, il Comune di Reggio Emilia – Progetti Speciali promuove “Il cielo stellato sopra di me…”, installazione artistica di grande suggestione a cura del light designer Carlo Cerri. L’opera che fa parte del progetto “Il_Luminare“, si compone di una commistione di proiezioni dal grande impatto visivo – realizzate da OOOPStudio – e di una raffinata colonna sonora con musiche di Alva Noto & Ryuichi Sakamoto.

“Con questo lavoro – precisa  Carlo Cerri – intendo offrire un attimo di raccoglimento, lontano dalle distrazioni. E’ un tempo molto breve, qualcosa di molto semplice. L’idea  di fondo è quella di aprire una porta ed entrare in un altro mondo. Mi interessa far sì che i pensieri di chi ha vissuto nei Chiostri di san Pietro si materializzino visivamente. Da questa esperienza ciascuno può trarre quello che vuole. Troppe spiegazioni raffreddano il rapporto con l’opera che è un incontro emozionale ed estetico diverso per ognuno di noi”.

“Quelle domande che sempre hanno accompagnato l’uomo e che mai, anche di fronte a forti ed incessanti  distrazioni, dovremmo cessare di porci, si materializzano in forma visiva in un luogo costruito per l’immersione nella spiritualità. Luogo che serba gelosamente, nascosti nelle sue strutture, i respiri, gli aneliti, le voci di chi vi ha trascorso una vita dedicata alla ricerca di un contatto con il divino e che, in ogni momento, è in grado di restituirli.

Il cammino verso la conoscenza che, in Esiodo, muove da Gaia che si erge dal Caos originario, passando attraverso il compimento della poesia pittorica di Giotto sino a noi, è il cammino stesso della nostra spiritualità, una spiritualità che, tramite arte, scienza e pensiero, sostiene l’essere umano nel suo rapporto con la natura.

L’epigrafe di Kant ci indica quella sintesi che l’uomo, spinto dallo stato di necessità e dal desiderio di  conoscenza, da sempre ha perseguito.

Non intendiamo commentare i grandi, lasciamo solo che la forza di evocazione del loro pensiero ci travolga. Non ci tuffiamo, trascinati dalle loro parole, nella ricerca di ciò che è realmente importante, a noi basta sapere che possiamo pensare alla ricerca di ciò che realmente è importante.”

“Pochi minuti, molte stelle, l’infinito dentro come fuori, solo diverso… per sempre, grazie”. “Acqua, fuoco, cielo e terra: magia della luce. Ma la vera magia è il chiostro, grazie”. “Effetti straordinari. Idea fantastica”. “Le luci e l’ambientazione molto suggestiva. Meraviglioso!”. “Un po’ di luce nel buio della nostra vita. Mi è piaciuto”. Frasi di apprezzamento e ringraziamento all’artista e all’Amministrazione comunale per l’idea e la sua realizzazione che si aggiungono alla presenza di 2.000 visitatori dall’8 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013 a testimonianza del successo dell’iniziativa, dedicata alla riflessione e alla ricerca personale proprio nel periodo delle festività.

 

Direction: Carlo Cerri/Alessandro Grisendi/Marco Noviello

Photography: Alessandro Grisendi/Marco Noviello

3D Animation: Marco Noviello

Edit: Alessandro Grisendi

Live Playback System: Promusic

CANTO_PER_ORFEO

canto_per_orfeo-info Project Info

Del complesso mito del divino cantore il coreografo romano Mauro Bigonzetti sceglie di concentrarsi sulla storia d’amore con Euridice, e lo fa immaginando la vicenda in un’ambientazione senza tempo caratterizzata da una serie di bidoni di latta che fungono da scena e da proiezioni video realizzate da OOOPStudio. L’amore per Euridice, il lutto, la discesa agli Inferi per riconquistare l’amata e la sua definitiva perdita, elementi fondanti del mito antico, diventano per Bigonzetti metafora dell’elaborazione della sofferenza e dell’accettazione del distacco che rappresenta per l’essere umano una delle prove più ardue.

From the ancient Greek myths of the legendary musician, the Roman choreographer Mauro Bigonzetti stand out the love story between Eurydice and Orpheus, he represents a contemporary scene in a timeless location, characterized by metal bins that works as background and video projection support realized by OOOPStudio. The love for Eurydice, the sorrow, the trip to the underworld to get her love back and finally the definitive lost… all these elements part of the myth, become a metaphor, for Bigonzetti, of escalating suffering and final acceptance of the lost, the most challenging part for human beings.

Production: Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto – Stimmen Festival Lörrach (D), con la collaborazione della Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Coreografia: Mauro Bigonzetti

Musica originale: Antongiulio Galeandro, Cristina Vetrone con la collaborazione di Lorella Monti

Scene e luci: Carlo Cerri

Video: OOOPStudio e Carlo Cerri

Costumi: Kristopher Millar & Lois Swandale

Video:

  • Photography: Alessandro Grisendi/Marco Noviello
  • 3D Animation: Marco Noviello
  • Edit & Color Correction: Alessandro Grisendi
  • Live Playback System: Alessandro Grisendi

BAD_TV_TRASH

bad-tv-trash-info Project_Info

Bad TV Trash è un fluire di immagini caotiche dal flemmatico sviluppo ipnotico, un denso agglomerato multimediale. É un magma aggrovigliato, una  massa in divenire che riesce a creare tinte sintetiche che trascolorano un mondo di reti che connettono, ma che legano al tempo stesso, che spiano, che rendono dipendenti. Semplici onde elettromagnetiche che ci offrono una sponda verso un mondo a cui attribuiamo valore di realtà. Marshall McLuhan, nel suo scritto più famoso, The Medium is the Message, dice che la percezione del mondo è creata dai canali di trasmissione: ciò che vediamo e ascoltiamo non è semplicemente riprodotto, ma elaborato e ricreato da un medium elettronico che si sovrappone e che sostituisce l’esperienza reale. Bad TV Trash esiste grazie al brano Trash TV Trance del compositore italiano Fausto Romitelli, verso cui vuole farsi omaggio anche grazie alla performance del musicista Giacomo Baldelli. La percezione reale-surreale dell’attività compositiva trova il suo coronamento in una grande narrazione trasognata. Questo racconto per immagini è basato sulla volontà di creare un’esperienza percettiva assoluta, unendo all’aspetto musicale un suo duale visivo per immergere lo spettatore in una materia incandescente. Attraverso tecniche di transfert, di fusione in una realtà aliena, viene provocata un’estensione della sensazione del sé al di là dei limiti fisici del corpo. Si dà inizio ad un percorso verso la saturazione percettiva e l’ipnosi, verso una totale alterazione dei parametri sensoriali abituali.

OOOPStudio ha saputo interpretare il pièce musicale di Romitelli in tutte le sue contraddizioni, senza dipingerne un profilo banalmente referenziale. Non ha utilizzato il video per spiegare, ma per completare. Il coinvolgimento dello spettatore, vedente e udente, non è solo parziale: diviene integrale. Il video sfrutta un approccio sperimentale votato alla manipolazione della materia: non solo materiali organici, ma anche video. Un video che però non è fascio di luce, ma corpo da modificare, su cui intervenire con distorsioni e sofisticazioni. É questa la dimensione entro cui cogliere uno struggimento quasi onirico e ultra-sensoriale. L’utilizzo ancora prevalente di strumenti classici è sorretto da una falsificazione impetuosa ma dall’incedere quasi sempre solipsistico, dove le differenti immagini sono come soggette a una perenne variatio, mai uguali alla volta precedente. Il continuo avanzare e ritrarsi di immagini distorte e astratte conferisce alla materia visiva la forma di un vortice dai contorni estremamente plastici e mutabili, straniante al punto da indurre lo spettatore/ascoltatore ad abbassare le proprie difese, inoltrandosi nella percezione distorta che Romitelli ha così sapientemente plasmato grazie al suono. La visione di Bad TV Trash, unita all’ascolto di Trash TV Trance, porta ad un’esperienza percettiva alterata. Per raggiungere la compenetrazione di due sensi così diversi e preponderanti l’uno sull’altro OOOPStudio si serve dell’anamorfosi romitelliana: deforma la prospettiva del reale e vi accede per vie traverse. Le alterazioni video, i disturbi dell’immagine in vecchi monitor CRT, si accumulano così in un poderoso urto che sovverte lo spazio acustico, ne capovolge la prospettiva creando un continuo senso di vertigine.

Il montaggio diviene allora un perpetuo abbandono verso mondi insostenibili, assumendo la fisionomia di un’allucinazione assistita. Rispetto al fragore sprigionato dalla sola performance musicale, il video permette un trasporto assoluto e una miglior gestione di strategie sonore complesse, seducenti, seppur dolorose, non solo per l’orecchio ma anche per l’occhio.

 

Trash TV Trance – Fausto Romitelli

Concept Video: Alessandro Grisendi/Marco Noviello

Electric Guitar: Giacomo Baldelli

Original Score Copyright © 2002 Casa Ricordi srl
Original Recording “Chitarra Italiana del XXI° secolo”, BDI 231 © 2010 Bottega Discantica

Street footage: New York, USA
Abstract footage: ferrofluid, iron oxid, vaseline

APPARTENENZE

appartenenze-info Project_Info

Il significato di appartenenza è certamente polisemico, ma due sono le accezioni prevalenti a cui possiamo ridurlo: uno stereotipato concetto di appartenenza stazionaria e conservatrice, che si specchia su sé stessa, che si chiude nei confronti dell’altro, che è riluttante ad accogliere il diverso, cieca e regredita; e il concetto di appartenenza sostenuto dal tema della combinazione e fusione tra generi e popoli. Nella nostra società contemporanea viviamo sempre più vicini a persone che attraversano uno spazio comune e che arrivano da lontano, la nostra idea di appartenenza è quella che condivide la seconda accezione: un’appartenenza sentita come necessità di evoluzione, punto di arrivo per le nuove generazioni che potranno grazie ad essa ampliare le possibilità del vivere comune nel dialogo, nello scambio e nell’arricchimento reciproco. Da qui abbiamo preso le mosse e abbiamo raggruppato frazioni di realtà in un assemblage combinato che si presenta per quello che è. Partendo dal dettaglio delle innocenti imperfezioni, delle percettibili differenze, e arrivando a trasformarlo illusoriamente in un unicum, in un frammentato continuum. Un lavoro di scatti destrutturati, dove l’occhio non ha il tempo necessario per distinguere un’immagine singola.  L’occhio è infatti catturato da una forma, da una forte discontinuità ossimorica utilizzata per legare fra loro le immagini, producendo così emozioni e suggestioni e sfidando il pensiero, la razionalità, la logica e le leggi della Gestalt. Il montaggio intende agire sulla memoria “somatica” della separazione. Questa memoria è l’amputazione di un intero, è la ricerca di una nuova e superiore unificazione in cui le differenze e le dissomiglianze possano finalmente convivere.

Ed è proprio in questo stesso modo che il Multiculturalismo accoglie in sé tutte le etnie che compongono la nostra società, creando una nuovo livello qualitativo comune. Smembramento e riunificazione: principio base di qualsiasi costruzione artistica.

 

The meaning of belonging is polysemic, but it can reduced in two prevailing meanings: a stereotyped concept of belonging, stationary and conservative, reflected on itself, closed against the other, reluctant to accept diversity, blind and regressed; and the concept of belonging supported by the theme of combination and fusion between genres and peoples. In our contemporary society we live closer to people that cross a common ground and that come from far away, our idea of belonging is the one that shares the second meaning: a kind of belonging perceived as necessary for evolution, as the arrival point for the new generations that will expand, thanks to it, the possibilities of living together in dialogue, exchange and mutual enrichment of knowledge. Moving from here, we grouped fractions of reality in a combined assemblage that is presented  just for what it is. Starting from the detail of the innocent imperfections, of perceptible differences, we finally turn it into a unique illusion, in a fragmented continuum. A work of destructured frames, where the eye does not have time to distinguish a single image. In fact, the eye is captured by a shape, by a strong oxymoronic discontinuity used to tie together the images, in this way producing emotions and awesomenesses, challenging thinking, rationality, logic and the laws of Gestalt. The edited intends to act on the “somatic” memory ” of separation. This memory is the amputation of a whole, is the research for a new and higher unification in which the differences and the dissimilarities can finally live together.

In this way, the Multiculturalism includes in itself all the ethnic groups that assemble our society, creating a new qualitative common level. Breaking up and reunifying: the basic principle of any kind of artistic construction.

 

Produced by: OOOPStudio

Photography by: il_Bramante

Directed and Edited by: Alessandro Grisendi, Marco Noviello

Musica: A day in Port-Royal (Ending Satellites) / CC B

freemusicarchive.org/music/endingsatellites/And_so_sing_the_black_birds/04_Ending_Satellites_-_A_day_in_Port-Royal

PINOCCHIO_NERO

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Pinocchio Nero non è una favola per bambini. Così come il Pinocchio collodiano, anche il Pinocchio reinterpretato di OOOPStudio è caratterizzato da un aspro verismo.

Seppur il mezzo formale scelto da OOOPStudio per il suo primo lavoro, l’animazione, possa suggerire che questo sia rivolto al pubblico infantile, dobbiamo tenere conto invece dell’idealità pedagogica scelta che caratterizza anche la favola di Collodi.

Pinocchio Nero è una favola per adulti, una favola che possiamo definire anche documentario illustrato perché alimentata dalla disillusione.

Pinocchio Nero non è il burattino toscano di legno di pino: è una marea di voci inudibili, di occhi a terra e di sguardi diffidenti, sfuggenti, è corpi abituati al peggio, più a subire che ad essere.

Pinocchio Nero è il migrante, l’immigrato che arriva sulle nostre coste e che è al centro di dibattiti politici e di discorsi da bar ma che facciamo fatica a riconoscere come essere umano pensante e con una propria dignità.

É una terra desolata in cui predominano contrasti netti, dove non c’è più colore, quella da cui parte Pinocchio Nero. A nulla valgono i consigli del Grillo Parlante, vane parole che non riescono a far desistere Pinocchio dall’intraprendere il proprio viaggio. E il viaggio di Pinocchio parte da un mare, promettente forse, ma che in realtà gli è ostile: Pinocchio cade in balia delle onde e si fa trasportare da questo mare colmo di bottiglie sino a che una balena bianca lo salva. Lo ingoia, piuttosto, e nel Barcone-Balena trova altri burattini stipati, copie pinocchiesche con cui affronta un viaggio violento e feroce. Pinocchio Nero non narra la storia di un singolo, ma è portavoce della storia di una miriade di individui che condividono uno stesso desiderio.

Si risveglia solo, Pinocchio Nero, naufrago su una spiaggia e da qui inizia la sua marcia cadenzata dalle musiche originali di OOOPStudio. Abbagliato da promesse di imbroglioni e manigoldi, incontra loschi figuri che lo convincono a seppellire i pochi spiccioli in un campo per inseguire quel Sogno della Ricchezza.  Viene ancora inseguito, minacciato, catturato e appeso per il collo, rinchiuso e privato della sua libertà.

Una volta fuggito conosce Lucignolo e con lui il Paese dei Balocchi. I Pinocchi guardano tutto, non credono a tanta ricchezza. Per ottenerla basta diventare fenomeni da baraccone, soggiogati alla volontà altrui.

Non si conclude mai il viaggio del nostro Pinocchio Nero, sembra non presentarsi mai all’orizzonte il classico lieto fine. L’unico modo per riacquistare la propria libertà e il proprio potere di decisione sembra essere la ribellione violenta ma la coercizione non verrà mai eliminata con la stessa violenza.

Il peregrinare di Pinocchio Nero riparte così dalla stessa terra inospitale che aveva lasciato e la possibilità di riscatto è ancora lontana.

Sono immagini crude quelle utilizzate da OOOPStudio, dove il colore gioca un ruolo determinante proprio nel suo contrasto con il non-colore.

L’effetto visivo è di assoluta originalità e pregnanza: siamo catapultati in una realtà aumentata dove ogni linea diventa metafora.

Gli stessi personaggi, così ben caratterizzati e ispirati alla serie fotografica Nero Pinocchio di Raffaello De Vito, parlano per immagini e costruiscono una storia che è vera partendo dalla consapevolezza che l’arte deve essere prima di tutto qualcosa di utile, qualcosa che a sua volta in altro modo nutre e denuncia.

Il video clip Pinocchio Nero è già stato esposto presso la Galerie Eulenspiegel di Basilea nel settembre 2012. L’installazione video ha giocato sulla destrutturazione dell’immagine e sulla moltiplicazione degli stimoli visivi puntando così a sottolineare il ruolo attivo dello spettatore che si immedesima nello stesso Pinocchio.

Un progetto di sensibilizzazione al tema dell’immigrazione e alla questione dell’integrazione, il racconto per immagini di un fatto di cronaca: Pinocchio Nero è vicino a noi.

 

 

Pinocchio Nero (Black Pinocchio) is not a fairy tale for children. As well as the tale Pinocchio by the italian writer Carlo Collodi, also the OOOPStudio‘s reinterpreted Pinocchio is characterized by an harsh realism.

The formal medium chosen by OOOPStudio for its first artwork, animation, might suggest that Pinocchio Nero is aimed at a children’s audience. We must take into account of the ideal educational choice that characterizes Collodi’s tale, though.

Pinocchio Nero is a tale for adults, a fairy tale that we can define also “illustrated documentary” because it is fostered by disillusion.

Pinocchio Nero is not the pine-wood Tuscan puppet: it is a tide of inaudible voices, of eyes to the ground and suspicious, evasive looks, of body accustomed to the worst, most to suffer that to be.

Pinocchio Nero is a migrant, the immigrant who arrives on our shores and who is at the core of political debates and pub’s speeches. But we can scarcely recognise him as thinking human being with personal dignity.

Pinocchio Nero departs from a desolate land in which sharp contrasts prevail, in which there is no color. A worthless advice by Jiminy Cricket, empty words that fail to let Pinocchio desist from undertaking his journey.  And Pinocchio Nero’s journey starts from a sea, outwardly promising, hostile actually. Pinocchio falls at the mercy of the waves and he is carried away in this sea full of bottles until a white whale saves him. The Barge-Whale  rather swallows him and in it Pinocchio Nero finds other  overcrowded puppets, tackling with them a violent and ferocious trip. Pinocchio Nero does not tell the story of a single: it is spokesman for the story of a myriad of individuals who share the same cravings.

Pinocchio Nero wakes up alone, shipwrecked on a beach. Here he begins his march, punctuated by OOOPStudio’s original music. Dazzled by dodgers’  and  rogues’ promises, Pinocchio meets two unsavoury characters who convince him to bury some money in a field to chase the Prosperity’s Dream. Pinocchio Nero continues to be chased, threatened, arrested and hanged, imprisoned and deprived of his freedom.

Once fled, he gets acquainted with Candlewick and with Never Never Land. The Pinocchios look around, they do not believe there could be so much wealth. To get riches they have just to become freaks, subjugated to others’ will.

Pinocchio Nero’s journey never ends, it does not seem to ever appear on the horizon the classic happy ending. The only way to regain their freedom and their power of decision seems to be violent rebellion. But coercion will never be deleted with the same violence.

The wandering of Pinocchio Nero restarts from the same inhospitable land that he had left. The possibility of redemption is still far away.

Raw images are those used by OOOPStudio, where colour plays a decisive role precisely in its contrast with the non-colour.

The visual effect is entirely original and meaningful: we are catapulted into an augmented reality where each line becomes a metaphor.

The characters, well characterized and inspired by the photographic series Pinocchio Nero by Raffaello De Vito, speak thanks to images and they build a true story, starting from the awareness that art must first be something useful, something that nourishes and reports.

The video clip Pinocchio Nero has already been exhibited at the Galerie Eulenspiegel (Basel, CH) in September 2012. The video installation played on the images’ deconstruction and on the multiplication of visual stimuli. The installation highlights the active role of the viewer, who identifies with Pinocchio.

A project aimed to raise awareness to immigration’s and integration’s issues, a story in pictures: Pinocchio Nero is close to us.

 

Direction: Alessandro Grisendi/Marco Noviello

Music: Alessandro Grisendi/Luca Campani

3D Animation: Marco Noviello

Edit & 2D Animation: Alessandro Grisendi

Characters photography: Raffaello De Vito

Landscapes photography: Alessandro Grisendi